Campomoro, l’ex istituto di Strampelli diventi la “Casa Madre della Rivoluzione Verde”
A Campomoro c’è un luogo che porta ancora le tracce di una delle più importanti rivoluzioni della ricerca agricola del Novecento. È l’ex Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di via Borgorose, dove Nazareno Strampelli avviò gli studi che avrebbero cambiato la storia del frumento. Ora quattro realtà del territorio chiedono di riconoscerlo ufficialmente come la “Casa Madre della Rivoluzione Verde”.
La proposta è stata sottoposta al Comune di Rieti dal Comitato Cittadino, dal Consorzio Agrario Provinciale di Rieti, dall’Associazione Dottori in Agraria e Forestali della provincia di Rieti e dalla Fondazione “Nazareno Strampelli”. L’idea parte da una pagina precisa della storia scientifica reatina: nel 1903 Strampelli arrivò a Rieti e iniziò proprio a Campomoro le sue ricerche sul miglioramento genetico del grano.
Da quei laboratori uscirono varietà come Ardito, Mentana, Villa Glori e San Pastore, ottenute attraverso un lungo lavoro di selezione e incrocio e caratterizzate da produttività e maggiore resistenza alle malattie. Risultati che portarono il nome di Strampelli ben oltre Rieti e l’Italia, fino a inserirlo nella storia internazionale della genetica agraria.
Un percorso che, secondo i promotori, trova un ulteriore collegamento nella figura di Norman Ernest Borlaug, il genetista statunitense considerato tra i protagonisti della Rivoluzione Verde. Nei suoi studi utilizzò anche materiali genetici riconducibili alle varietà sviluppate da Strampelli, tra cui la “Mentana”. Nel 1970 Borlaug ricevette il Premio Nobel per la Pace.
È questo legame tra la ricerca iniziata a Rieti e gli sviluppi successivi della genetica agraria a dare significato alla denominazione proposta. Campomoro come punto di partenza di una vicenda scientifica diventata globale, e non semplicemente come luogo legato alla memoria di uno studioso.
Il problema, però, è che oggi quella struttura non sembra ancora avere un ruolo all’altezza della sua storia. L’ex istituto è rimasto per anni senza una destinazione capace di valorizzarne il patrimonio. Diverse ipotesi si sono susseguite nel tempo: nei primi anni Duemila si era parlato di una stazione della Guardia Forestale, mentre nel 2016 era stata avanzata l’idea di trasformare l’area in un centro di ricerca dedicato all’olio. Progetti che non hanno però portato a una definitiva rifunzionalizzazione del complesso.
E dentro quelle stanze c’è ancora una parte concreta della storia di Strampelli. Centinaia di teche in vetro conservano spighe e campioni di grano utilizzati durante le sue ricerche, un patrimonio che i firmatari della proposta considerano una testimonianza scientifica da tutelare e rendere accessibile.
Da qui la seconda parte della richiesta: non soltanto dare un nome al luogo, ma restituirgli una funzione. I promotori immaginano il recupero dei laboratori e un loro possibile riutilizzo per attività di ricerca nel settore della cerealicoltura, affiancate alla conservazione e alla valorizzazione della documentazione storica.
La proposta, in sostanza, chiede di guardare a Campomoro non come a un’area da recuperare e semplicemente riconvertire, ma come a un patrimonio scientifico con una propria identità, legata a una vicenda che da Rieti si è proiettata sulla ricerca agricola internazionale.
La sfida ora è capire se quella storia possa diventare anche una funzione per il futuro: trasformare la memoria di Strampelli in un nuovo spazio di ricerca, cultura scientifica e innovazione agricola.



