Cratere 2016, Rinaldi e Trancassini: “Ora la sfida è la rigenerazione e il rilancio del territorio”
Dalla ricostruzione alla rigenerazione: è questo il cambio di passo indicato dal Piano strategico di sviluppo socioeconomico del Cratere. Dopo la presentazione dello strumento promosso dalla Regione Lazio, arrivano le prime reazioni istituzionali che ne sottolineano la portata e le prospettive.
Per l’assessore regionale alla ricostruzione, Manuela Rinaldi, si tratta di “un punto di partenza solido e concreto, atteso da troppo tempo dalle zone colpite dal sisma del 2016”.
“Finalmente abbiamo uno strumento lungimirante, capace di rafforzare l’economia del reatino e attrarre investimenti – ha dichiarato –. Il Piano nasce da un lavoro condiviso, costruito insieme al territorio, con il contributo di sindaci e tecnici. A tutti loro va il mio ringraziamento”.
Un passaggio, quello evidenziato dall’assessore, che segna l’avvio di una nuova fase, non più limitata alla ricostruzione materiale, ma orientata allo sviluppo strutturale e duraturo del territorio.
Sulla stessa linea anche l’onorevole Paolo Trancassini, che parla di “passaggio decisivo”:
“Non siamo più nella sola fase della ricostruzione, ma in quella della rigenerazione complessiva del territorio. Abbiamo messo in campo una visione chiara che integra risorse, progettualità e sviluppo, puntando su turismo sostenibile, filiere produttive e formazione”.
Per Trancassini, il nodo centrale resta quello demografico:
“La vera sfida è contrastare lo spopolamento e creare le condizioni perché i giovani possano restare e costruire qui il proprio futuro. Il cratere non deve essere visto come un’area fragile, ma come un laboratorio di crescita e innovazione”.
Da qui anche l’appello alla continuità istituzionale e alla collaborazione tra i diversi livelli di governo, considerata essenziale per trasformare il Piano in risultati concreti:
“Solo così potremo rendere questa esperienza un modello di sviluppo duraturo per le aree interne del Paese”.
Un messaggio chiaro, dunque: il Piano rappresenta non un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase, in cui la ricostruzione si intreccia con sviluppo, innovazione e prospettive per le nuove generazioni.



