Imprese, Alto Lazio in equilibrio: crescono i servizi, arretrano commercio e manifattura
In un contesto nazionale che apre il 2026 con un segnale di vitalità inatteso, l’economia dell’Alto Lazio mostra nel primo trimestre una fase di assestamento. I dati Movimprese – elaborati da Unioncamere e InfoCamere – registrano a livello italiano un saldo positivo di 690 imprese, frutto di 105.051 iscrizioni a fronte di 104.361 cessazioni. Un quadro che, tuttavia, nelle province di Rieti e Viterbo si traduce in una dinamica più prudente, segnata da trasformazioni strutturali e da un consolidamento fisiologico dopo le chiusure di fine anno.
Nel dettaglio, la provincia di Viterbo registra un saldo negativo di 39 imprese (-0,11%), con uno stock complessivo che si attesta a 35.901 attività. Anche Rieti chiude il trimestre in lieve flessione, con 22 imprese in meno (-0,15%) e un totale di 13.983 realtà registrate. Entrambe si muovono comunque all’interno di una cornice regionale dinamica: il Lazio segna infatti la crescita percentuale più alta d’Italia (+0,42%), trainata in particolare dall’area romana.
A sostenere la tenuta del sistema produttivo locale sono soprattutto le società di capitali, che confermano una tendenza ormai consolidata verso modelli imprenditoriali più strutturati. A Rieti questa forma giuridica cresce dello 0,85%, superando la media nazionale (+0,80%), mentre a Viterbo l’incremento si attesta allo 0,73%. In calo, invece, le ditte individuali (-0,48% nel Reatino e -0,42% nella Tuscia) e le società di persone (-0,16% e -0,21%).
Dal punto di vista settoriale – anche alla luce della nuova classificazione ATECO 2025 – emerge con chiarezza lo spostamento verso i servizi. A Rieti spiccano le attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,54%) e quelle finanziarie e assicurative (+0,40%). A Viterbo guida il comparto finanziario e assicurativo (+2,26%), seguito da telecomunicazioni e consulenza informatica (+1,47%) e attività professionali (+0,80%).
In difficoltà, invece, i settori tradizionali. Il commercio arretra dell’1,11% a Rieti e dello 0,69% a Viterbo, mentre l’agricoltura registra un calo dello 0,73% nel Reatino e dello 0,86% nella Tuscia. Più marcata rispetto alla media nazionale anche la flessione del manifatturiero (-0,87% a Rieti e -0,83% a Viterbo) e del comparto turistico-ricettivo, che perde lo 0,66% e lo 0,68% rispettivamente, a fronte di una sostanziale stabilità a livello italiano.
Tiene, infine, il settore delle costruzioni: stabile a Rieti e in lieve crescita a Viterbo, nonostante l’avvicinarsi della conclusione dei principali interventi legati al PNRR.
Il quadro complessivo restituisce dunque un sistema economico in transizione: meno legato ai comparti tradizionali e sempre più orientato verso servizi avanzati e modelli organizzativi strutturati, ma ancora alle prese con fragilità locali che ne rallentano la piena ripresa.


