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ANMIL Rieti: “I rischi psicosociali sul lavoro sono una minaccia crescente per salute e sicurezza”

Non solo infortuni visibili: nei luoghi di lavoro cresce l’allarme per i rischi psicosociali. A sottolinearlo è l’ANMIL, che richiama l’attenzione su fenomeni sempre più diffusi ma spesso sottovalutati.

Secondo l’associazione, situazioni di instabilità lavorativa, pressioni e condizioni organizzative critiche possono incidere profondamente sulla salute mentale dei lavoratori, aggravando anche il rischio di infortuni. Tra i fattori più critici vengono indicati mobbing, molestie, dequalificazione professionale e ritmi di lavoro non sostenibili, elementi che contribuiscono a una vera e propria “pandemia silente”.

Il tema del benessere psicosociale va affrontato su più livelli, sottolinea ANMIL: da un lato l’organizzazione del lavoro da parte di datori e dirigenti, dall’altro le politiche pubbliche e i sistemi di controllo. Un quadro che si inserisce anche nelle linee della campagna europea sulla salute mentale nei luoghi di lavoro promossa dall’EU-OSHA per il triennio 2026-2028.

Preoccupano i dati sugli infortuni e sulle morti sul lavoro, che ogni anno coinvolgono oltre mille lavoratori in Italia, spesso in contesti caratterizzati da precarietà e scarsa applicazione delle normative. A questi si aggiungono fenomeni emergenti come il burnout nel settore sanitario e l’aumento delle aggressioni sul posto di lavoro, che secondo l’INAIL colpiscono in particolare le lavoratrici.

ANMIL evidenzia inoltre come le trasformazioni del lavoro, tra piattaforme digitali e algoritmi, stiano contribuendo a nuove forme di pressione e isolamento, rendendo ancora più urgente un intervento strutturale.

La richiesta è chiara: più controlli, più risorse e una nuova cultura del lavoro. Investire su occupazione regolare, stabile, adeguatamente retribuita e qualificata rappresenta, secondo l’associazione, un passaggio fondamentale per migliorare il benessere complessivo.

In occasione della giornata dedicata al tema, ANMIL lancia infine un appello a istituzioni, cittadini e mondo dell’informazione: “ricostruire un senso di responsabilità condivisa e rimettere il lavoro, come strumento di dignità, al centro dei diritti”.