Rieti, la Uil: «Serve più equità fiscale e un nuovo modello di sviluppo per il territorio»
Più equità nella distribuzione del carico fiscale e maggiore attenzione al potere d’acquisto di lavoratori e pensionati. È il tema al centro della Consulta del Territorio di Rieti della Uil del Lazio, convocata nell’ambito della mobilitazione che porterà il sindacato a confrontarsi con Comuni e Regione in vista del prossimo Consiglio confederale regionale.
A evidenziare il peso della fiscalità locale sul territorio è stato Alberto Paolucci, segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina romana, nella relazione di apertura dei lavori. Secondo i dati elaborati dal sindacato sulle addizionali Irpef, per un reddito annuo di 20 mila euro il prelievo complessivo tra addizionale regionale e comunale arriva a 586 euro, mentre per un reddito di 40 mila euro sale a 1.412 euro.
Una questione che, per la Uil, non può essere separata da quella del lavoro. Precarietà, salari e progressivo indebolimento del tessuto produttivo vengono indicati come alcuni dei principali fattori che incidono sulle condizioni economiche delle famiglie e sulle prospettive del territorio. Durante la Consulta sono state affrontate le difficoltà dei diversi comparti, dall’agricoltura al commercio, dal pubblico impiego al settore metalmeccanico, insieme alle istanze dei pensionati.
Sul tavolo anche la qualità dei servizi e delle infrastrutture, con particolare attenzione alla sanità reatina. La Uil segnala lo stallo sul nuovo ospedale, le criticità strutturali del De Lellis, anche sotto il profilo della sicurezza sismica, e la situazione dei posti letto e dei tempi di attesa. Tra gli elementi di preoccupazione vengono inoltre indicati i concorsi per i primari ancora bloccati e la mobilità sanitaria, con numerosi cittadini costretti a rivolgersi a strutture fuori provincia.
Dal confronto è arrivata però anche una proposta. Maurizio Lago, segretario generale della Uil Lazio, ha rilanciato l’idea di un Osservatorio regionale sui processi di industrializzazione, con il compito di monitorare le trasformazioni del sistema produttivo, individuare i nuovi fabbisogni professionali e favorire percorsi di formazione e politiche attive del lavoro.
«Mentre alcune transizioni producono esuberi, altri settori, dalla difesa al farmaceutico fino alle startup, possono rappresentare nuove occasioni occupazionali», ha spiegato Lago. Per trasformare queste opportunità in sviluppo, secondo il sindacato, servono però condizioni adeguate sul piano infrastrutturale ed energetico, insieme a politiche capaci di accompagnare il cambiamento e sostenere la creazione di lavoro di qualità.



