Meloni ad Amatrice, Cortellesi: «La sua presenza mi riempie d’orgoglio. La vera ricostruzione è iniziata da tre anni»
«La presenza della premier ad Amatrice mi riempie di orgoglio». Il sindaco Giorgio Cortellesi accoglie così l’ufficialità della partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle celebrazioni per il decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016.
La premier sarà ad Amatrice lunedì 24 agosto alle 16.30, per prendere parte alla cerimonia di commemorazione delle vittime del sisma che dieci anni fa devastò il territorio. Una presenza alla quale il primo cittadino attribuisce un significato che va oltre quello istituzionale.
«Il suo arrivo non è soltanto un atto simbolico verso una comunità che con il sisma del 2016 ha perso gli affetti e le cose più care – afferma Cortellesi – ma è anche e soprattutto il segno della vicinanza del Governo, dimostrata in questi anni con atti e scelte concrete».
Il sindaco lega quindi la visita della presidente del Consiglio al percorso intrapreso negli ultimi anni sul fronte della ricostruzione e, soprattutto, alla necessità di restituire prospettive ai territori colpiti dal terremoto.
«Fin dal discorso di insediamento – prosegue – Meloni ha detto che il ripopolamento delle zone depresse sarebbe stato una priorità dell’esecutivo. E la ringrazio per aver mantenuto la promessa». Una valutazione che Cortellesi accompagna a una presa di posizione netta sui tempi della rinascita del territorio: «La vera ricostruzione è iniziata da tre anni».
Parole che arrivano alla vigilia di un anniversario dal peso inevitabilmente particolare per Amatrice. Il 24 agosto 2016 la scossa delle 3.36 travolse il Centro Italia e fece di Amatrice uno dei luoghi simbolo della tragedia. Dieci anni dopo, accanto al ricordo delle vittime resta centrale il tema di una ricostruzione ancora da completare e del futuro sociale ed economico delle comunità dell’Appennino.
Per Cortellesi, dunque, la presenza di Meloni rappresenta un riconoscimento del percorso compiuto e, allo stesso tempo, un segnale rivolto al futuro. Perché nel giorno in cui Amatrice torna a fare i conti con la propria ferita più profonda, la sfida rimane quella di trasformare la ricostruzione materiale nella rinascita definitiva di una comunità.



