Consulenze al Comune di Rieti, dopo 20 anni arriva l’assoluzione: scagionati Cicchetti e tre dirigenti
Dopo vent’anni arriva l’ultimo atto di una vicenda giudiziaria nata dalle presunte irregolarità nelle consulenze affidate dal Comune di Rieti per la gestione dell’attività finanziaria. La sentenza è arrivata nella mattinata di oggi, 3 settembre, con la Corte dei conti che ha assolto i quattro soggetti coinvolti nel procedimento.
A essere scagionati sono l’ex sindaco di Rieti Antonio Cicchetti, l’ex dirigente comunale Antonio Preite, l’ex dirigente amministrativo Carlo Ciccaglioni e l’ex direttore generale Giuseppe Morelli. Per loro si chiude così un procedimento che, secondo le contestazioni iniziali, avrebbe potuto comportare un esborso complessivo di circa 450mila euro.
La sentenza esclude dunque la responsabilità contabile dei quattro, che non saranno chiamati a risarcire il Comune. Al contrario, è proprio l’amministrazione comunale a essere condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Una conclusione arrivata a distanza di due decenni dai fatti e che l’ex primo cittadino Antonio Cicchetti commenta rivendicando la correttezza del proprio operato.
«Registro, e commento, la sentenza di assoluzione della Corte dei conti per una vicenda che risale ad oltre vent’anni orsono – afferma Cicchetti – senza patema d’animo e nella ferma convinzione che non potesse concludersi diversamente».
L’ex sindaco sottolinea quindi come la pronuncia della magistratura contabile rappresenti, a suo giudizio, una conferma del modo in cui venne amministrato il Comune in quegli anni: «Ora anche la Magistratura contabile ha messo il suo autorevole sigillo su un onesto e corretto modo di Governare, che in quegli anni ha goduto della leale collaborazione della burocrazia comunale».
Resta, nelle parole di Cicchetti, il tema dei tempi della giustizia, particolarmente evidente in un procedimento durato vent’anni. «Certo, la decisione arriva con un ritardo che a soggetti più apprensivi avrebbe procurato disagio o, addirittura, diffuso malessere», osserva l’ex sindaco.
Poi la chiusura, con una battuta dal tono ironico: «Ma noi sappiamo che l’Italia, la patria nostra, è così: bella e impossibile, affascinante e ritardataria!».
Con la sentenza del 3 settembre si chiude quindi una vicenda che ha attraversato due decenni di storia amministrativa e giudiziaria della città, arrivando al suo epilogo con l’assoluzione dei quattro e senza il risarcimento milionario inizialmente ipotizzato.


