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Sisma 2016, la ricostruzione accelera: oltre 8 miliardi liquidati e un modello per il rilancio delle aree interne

La ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 2016 entra in una nuova fase e si propone come modello nazionale per il rilancio delle aree interne. È quanto emerge dal Rapporto presentato a Palazzo Chigi dal Commissario straordinario Guido Castelli, che fotografa una situazione caratterizzata da un forte avanzamento degli interventi e da una progressiva transizione dall’emergenza allo sviluppo.

A quasi dieci anni dagli eventi sismici che hanno interessato Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, il quadro mostra risultati significativi sia sul fronte della ricostruzione materiale sia su quello della crescita economica e sociale dei territori coinvolti.

Oltre 8 miliardi per la ricostruzione privata

Nel cratere sismico, che comprende 138 comuni distribuiti tra le quattro regioni interessate, la ricostruzione privata ha raggiunto numeri rilevanti. Secondo il Rapporto, sono stati liquidati oltre 8 miliardi di euro e portati a termine quasi 15mila cantieri, segnando una forte accelerazione rispetto agli anni precedenti.

Parallelamente procede anche la ricostruzione pubblica, che può contare su un valore complessivo superiore ai 4,8 miliardi di euro, con 3.667 interventi programmati tra scuole, edifici pubblici, infrastrutture e opere strategiche per il territorio.

Emergenza abitativa in forte diminuzione

Tra i dati più significativi emerge il progressivo superamento della fase emergenziale. Il numero delle famiglie che necessitano ancora di assistenza abitativa è infatti sceso sotto la soglia dei 9mila nuclei, un dato che testimonia l’avanzamento della ricostruzione e il graduale ritorno alla normalità per migliaia di cittadini.

La riduzione dell’assistenza rappresenta uno degli indicatori più concreti del percorso di recupero intrapreso dalle comunità colpite dal terremoto.

Next Appennino e investimenti per il futuro

Accanto alla ricostruzione degli edifici, il Governo punta sul rilancio economico attraverso il programma Next Appennino, che integra risorse del PNRR e fondi di coesione.

Il piano mette in campo oltre 1,7 miliardi di euro di investimenti, con l’obiettivo di rafforzare il tessuto produttivo, sostenere le imprese e creare nuove opportunità occupazionali nelle aree interne.

Le stime contenute nel Rapporto indicano un impatto economico potenziale pari a 3,8 miliardi di euro di crescita del PIL e la creazione di oltre 15mila nuovi posti di lavoro, numeri che evidenziano la portata strategica degli interventi programmati.

Castelli: “Garantire il diritto a restare”

Nel corso della presentazione, il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto ha indicato il modello adottato nel cratere come un esempio virtuoso di integrazione tra risorse finanziarie e livelli istituzionali.

Il Commissario straordinario Guido Castelli ha invece sottolineato come la sfida attuale non sia soltanto ricostruire ciò che è stato distrutto dal terremoto, ma creare le condizioni affinché cittadini, famiglie e imprese possano continuare a vivere e investire nei territori dell’Appennino centrale.

Una strategia sintetizzata nel concetto di “diritto a restare”, che punta a trasformare la ricostruzione in un’occasione di sviluppo duraturo, contrastando spopolamento e declino demografico e restituendo prospettive concrete alle comunità delle aree interne.