Agricoltura e cratere sisma, Castelli: “Dall’Europa risorse e dignità per l’Appennino centrale”
L’agricoltura torna al centro delle politiche europee e nazionali, con ricadute concrete per l’Appennino centrale e per i territori colpiti dal sisma del 2016. A sottolinearlo è il Commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, che rivendica il risultato ottenuto dal Governo italiano nella revisione del bilancio europeo, capace di scongiurare i tagli previsti al settore primario e di assicurare nuove risorse.
Secondo Castelli, l’esito raggiunto è frutto di un approccio pragmatico, lontano da logiche ideologiche, e di un lavoro di squadra che ha visto coinvolti il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Commissario europeo Raffaele Fitto e il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Un’azione congiunta che ha permesso non solo di salvaguardare i fondi destinati all’agricoltura, ma anche di ottenere un incremento complessivo di 10 miliardi di euro a favore del comparto italiano.
Per l’area del cratere sisma dell’Appennino centrale, il tema assume un valore strategico. Garantire un reddito adeguato a chi vive, presidia e cura il territorio rurale rappresenta infatti una condizione essenziale per rendere credibile e duratura la ricostruzione. Dopo aver lavorato alla semplificazione dei vincoli burocratici che hanno a lungo penalizzato le imprese, il Governo – sottolinea Castelli – è riuscito a difendere un settore chiave per l’economia locale e per la tenuta sociale delle comunità colpite dal terremoto.
Il riconoscimento ottenuto in sede europea viene ora indicato come un punto di partenza. La sfida, secondo il Commissario, è trasformare questo risultato politico in opportunità reali per i territori, attraverso un’azione coordinata con le Regioni e con tutti i livelli istituzionali coinvolti. L’obiettivo è creare condizioni di vita e di lavoro più stabili e attrattive, contrastando lo spopolamento e sostenendo chi sceglie di restare e investire nelle aree interne.
Un passaggio che, nelle intenzioni di Castelli, segna un cambio di passo: l’Italia torna a far valere i propri interessi in Europa e l’Appennino centrale può guardare alla ricostruzione non solo come recupero fisico dei luoghi, ma come rilancio economico e sociale fondato anche sull’agricoltura.



